Le griffe del lusso ripensano il retail in Cina

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    411402-770x470-770x470Il lusso avvia il restyling in Cina. Già nei mesi scorsi si erano percepite le prime avvisaglie di un riassetto delle strategie distributive oltre la Grande Muraglia, con Geox e Zegna alle prese con la rimodulazione delle rispettive partnership locali. Adesso, complice la tempesta finanziaria di agosto e i timori di un rallentamento dei consumi, a uscire allo scoperto sono Ferragamo e Prada, i quali hanno parlato di possibili strategie di adeguamento alle mutate condizioni di mercato.Il presidente di Prada Carlo Mazzi ha dichiarato che il gruppo continuerà a puntare sulla Cina, dove non teme inversioni di tendenza nel medio-lungo termine. Tuttavia, le conseguenze degli ultimi mesi di bufera cinese (stretta normativa sulla corruzione con regali lusso; tagli ai dazi doganali; svalutazione dello yuan) sembrano essere consistenti su Hong Kong e Macao, fino a oggi importanti terminali per lo shopping del Drago. Nelle due ex colonie, “noi – ha spiegato Mazzi – come i nostri concorrenti, abbiamo cominciato a rinegoziare gli affitti dei negozi nei punti di maggiore debolezza”. I locatori non sono molto ricettivi sul tema, ha ammesso il manager, convinti che la situazione tornerà quella precedente. Ma è significativo che una griffe come Prada ammetta questo genere di trattative finalizzate a ridimensionare i costi della distribuzione al retail. Qualche giorno prima era stato Ferragamo a chiarire la propria posizione. Il gruppo spingerà ancora sulla Cina, ha dichiarato l’amministratore delegato Michele Norsa. “Apriremo nuovi negozi – ha precisato – ma continueremo a essere selettivi e, se sarà il caso, considereremo anche punti vendita più piccoli”. E non solo a causa della crisi, ha riportato sempre Reuters, ma anche perché i cinesi usano sempre più il canale online e fanno shopping all’estero.
    Insomma, anche in questo caso si studia un format che consenta di ridurre il costo a metro quadro, pur mantenendo la presenza. (PambiancoNews 7 settembre 2015)