Magliaia, mestiere da salvare a Carpi

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    E’ un mestiere in via d’estinzione quello di Stefania Spezzani. La 42enne carpigiana è infatti una delle poche magliaie rimaste a Carpi. E’ titolare del laboratorio “Punto Maglia” che esegue i campionari di maglieria e felperia per le aziende e insegna anche come utilizzare le macchine agli allievi dei corsi organizzati dall’istituto di formazione ForModena. Qualche settimana fa Corriere Imprese ha dedicato un articolo al tramonto di questa figura storica del distretto carpigiano, ormai sostituita da macchine e tecnici specializzati e relegata a un ruolo di “comparsa” in un settore, quello della maglieria, che ha subito una pesante crisi. (VOCE, 8.01.16)

    Schermata 2016-01-18 alle 10.49.47CARPI – Nel servizio si parla di “magliaia 2.0”, vale a dire la magliaia del futuro che deve conoscere i materiali, la grafica del prodotto in maglia, la progettazione delle collezioni, le tecnologie per la tessitura e la confezione di capi in maglia, le strutture basilari della maglieria e gli elementi di base di modellistica . Materie che rientrano nei corsi per “Tec- nico di campionario e di maglieria” promossi dall’istituto di formazione carpigiano diretto da Livio Ruoli. Dopo il diploma al “Deledda” di Modena (la scuola per stilisti e modellisti), Spezzani ha frequentato un corso di Coordinatrice di Campionario presso l’allora Carpiformazione. Così è entrata nel mondo della maglieria. «Il Deledda mi aveva dato una formazione molto teorica, sentivo il bisogno di qualcosa di “pratico” e il corso di Carpiformazione mi ha insegnato a lavorare sulle macchine – racconta Spezzani –. Faccio la magliaia dal 1997 e sì, è vero, questa professione è molto cambiata nel tempo, ma non è del tutto scomparsa e la manualità è ancora la sua prerogativa fondamentale. Diciamo che si è evoluta e ha dovuto adeguarsi ai tempi: una volta le magliaie lavoravano nel loro garage sotto casa, tra un soffritto e un impasto, oggi non sarebbe più possibile: le aziende hanno bisogno di disponibilità, velocità e flessibilità». Stefania Spezzani – che ha aperto “Punto maglia” nel 2014 dopo anni di attività in società con un’altra persona – segue esternamente i campionari delle maglierie. In sostanza affianca il reparto stile, lavorando a stretto contatto con gli stilisti. «Mi vengono forniti disegni, figurini, punti per sviluppare i prototipi che poi verranno usati per il campionario – spiega –. Utilizzo macchine rettilinee da maglieria, ma anche altre tipo le “taglia e cuci” per l’assemblaggio dei capi. Ho imparato un po’ di tutto per essere indipendente nello sviluppo dei prototipi: più competenze si hanno e più si riesce a essere competitivi. D’altronde se si vuole sopravvivere in questo settore bisogna affilare le unghie». Soprattutto oggi. «Ho iniziato a fare questo lavoro nella seconda metà degli anni Novanta, quando già da tempo si cominciava a parlare di crisi dopo il boom degli anni Ottanta – prosegue –. Ma se mi volto indietro e faccio un paragone con la situazione attuale… non era niente a confronto. Oggi si vive e si lavora senza certezze accompagnati da un grande punto interrogativo: cosa ci aspetta nei prossimi mesi? E’ molto demotivante». Per questo, in un mondo come quello della moda che è per sua stessa definizione volubile e mutevole, il mestiere di magliaia ha dovuto subire una radicale trasformazione. «Si tratta di un’evoluzione che corrisponde soprattutto a un cambiamento di mentalità: servono apertura ed elasticità. Bisogna essere in grado di eseguire punti e lavorazioni innovativi e originali, aprirsi alle richieste delle aziende, essere pronti e sempre aggiornati – precisa Spezzani –. La moda poi è molto cambiata. Oggi si è alla costante ricerca del dettaglio particolare, dell’elemento tecnologico da abbinare a quello classico, dei filati e delle stampe con effetti insoliti. Si vuole rendere la maglia tecnologica per “svecchiarla”». Insomma, occorre proporre sempre qualcosa “di più”: di più complicato, di più bello, di più particolare. Questo per giustificare il prezzo più alto rispetto, per esempio, alla concorrenza cinese. «Si sopravvive, ma certamente non ci si arricchisce – ammette la magliaia carpigiana –. La motivazione che spinge ad andare avanti è la passione, la voglia di fare. La burocrazia invece è diventata un ostacolo quasi insormontabile». Stefania Spezzani lavora prevalentemente per le maglierie della zona titolari di un proprio marchio o che realizzano collezioni per conto terzi. Fa parte quindi di quello strato della filiera, la subfornitura, che è stato più colpito dalla crisi. «Noi piccoli artigiani siamo soggetti a tutte le evoluzioni negative del mercato – commenta –. Una volta in ogni garage c’era un laboratorio: asole e bottoni, puntino, ricamo, taglio… Oggi la maggior parte ha chiuso e la “colpa” non è da attribuire soltanto alla concorrenza cinese. Credo che l’artigianato non sia stato sufficientemente tutelato dalle istituzioni». Per quanto riguarda il futuro della sua professione, Spezzani non è molto ottimista. «Purtroppo è una figura che andrà scomparendo perché non c’è sufficiente ricambio generazionale – afferma –. Ci sono rimaste le magliaie anziane con una concezione vecchio stile del lavoro e le poche della mia età sono già state “accalappiate” dalle aziende che una volta le formavano al loro interno, affiancandole alle magliaie esperte. Oggi le imprese non hanno più tempo: le vogliono giovani, ma già formate. Praticamente impossibile perché è un lavoro le cui competenze si acquisiscono solo con la pratica e l’esperienza». D’altro canto anche le giovani generazioni non sono molto attratte da questo mestiere. «Nella concenzione collettiva si è andato via via perdendo il valore del lavoro manuale – dice –. Si punta molto sulla creatività: tutti vogliono fare gli stilisti, magari senza avere una benché minima conoscenza dei tessuti e dei materiali. E’ un peccato, perché ci sarebbe ancora spazio per chi ha voglia di fare e di imparare. Per questo mi piace insegnare nei corsi di formazione di ForModena – conclude –: posso condividere ciò che ho appreso negli anni e tramandare la tradizione di un mestiere che ha scritto la storia del nostro distretto». (Claudia Rosini)