PRODURRE IN ITALIA PER LA CINA

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    Schermata 2016-10-21 alle 18.10.38La strategia della piattaforma By Creations in partnership con il gruppo Weg di Carpi.

    Una star del web e delle riviste moda cinesi in città per le riprese. Hanno filmato e trasmesso in diversi canali televisivi e web specializzati nella moda uomo quello che cerca la middle class cinese: prodotti italiani, fatti da mani e cultura italiane e con una storia dietro. Un’audience di milioni di persone. Il ruolo del colosso Hg.

    Come la punta di un iceberg, un piccolo episodio può rivelare una storia imprenditoriale di ben altre dimensioni e che da grande si sta profilando perfino gigantesca, come tutto quello che ha a che fare con i grandi numeri della Cina. Il piccolo episodio è l’approdo a Carpi di una troupe televisiva di Dongyang, città di 800 mila abitanti della provincia dello Zhejiang, 200 chilometri a sud di Hangzhou. Armati di tutte le apparecchiature necessarie sia per le riprese televisive che per la trasmissione delle immagini in diretta streaming con iPhone, la troupe – una decina di ragazzi e ragazze guidati dal regista Billy Liu – è stata accompagnata da Stefano Olmi, socio del Gruppo Weg di Carpi con Barbara Bonini e Angela Ovi, nel maglificio di Carlo Sacchetti, in via Carlo Sigonio. Schermata 2016-10-21 alle 18.08.37

    «Li abbiamo portati nel reparto delle più aggiornate macchine tessili – spiega Olmi –, ma non era quello che volevano filmare e trasmettere a qualche milione di utenti di smartphone, tablet e tv: non hanno infatti nulla da imparare, quanto a capannoni con le ininterrotte di macchine rettilinee e migliaia di operaie al lavoro. Quello che ci hanno chiesto di filmare erano piuttosto le mani esperte di magliaie alle prese con normali macchine da cucire o con la macchina del puntino, perché a loro interessa il lavoro artigianale, la manualità dietro la quale spuntano antiche tradizioni produttive. È la loro idea del made in Italy». Con l’ausilio di illustrazioni, e mentre venivano ritrasmesse le immagini di filmati di repertorio della Rai dedicati alla maglieria di Carpi, non è stato difficile spiegare al conduttore della trasmissione in diretta, Mister Jin (un influencer molto seguito in Cina, titolare di tre riviste on line di moda, lifestyle e arredamento e con una dote personale di 4,5 milioni di follower) i cinque secoli di storia del truciolo trasferiti sia come sistema produttivo che come abilità manuali delle donne di Carpi ai trionfi della maglieria e poi della confezione.

    È proprio qui il nesso tra il piccolo episodio e il dato importante che vi sta dietro. Una delle più grandi imprese private della Cina, l’HG Group da 7,5 miliardi di euro di fatturato, che opera nell’elettronica, nel farmaceutico e nel settore dell’intrattenimento con il maggior studio di produzione cinematografica, l’Hengdian World Studio, noto come la Hollywood cinese, ha da tempo deciso di investire sul made in Italy nella moda, allestendo un progetto in controtendenza. Che potrebbe essere riassunto così: non più il design italiano prodotto in Cina, ma il meglio del fatto in Italia venduto ai consumatori cinesi. Quel progetto ha preso il nome di By Creations, una platform brand alla quale i Cinesi hanno voluto apporre l’esplicita dicitura “made in Italy”. L’hanno appoggiata a una propria struttura, la Fashion Revolution, per la quale hanno cercato un socio italiano che conoscesse bene quel mercato, ma fosse anche ben radicato nelle produzioni italiane, come poteva garantire il Gruppo Weg: «È cominciato tutto cinque anni fa – ricorda Stefano Olmi –, quando a un’edizione di Pitti, ho conosciuto Albert Zhou, ceo di By Creations. Mi ha spiegato le sue previsioni circa un calo dei beni di lusso e il forte sviluppo di internet, parlandomi del suo progetto di portare in Cina l’autentico vestire italiano, indirizzandolo a un segmento light luxury. Intendo un lusso accessibile al quale aspira una classe media che in quell’immenso paese significa alcune decine di milioni di consumatori e che a un abito Gucci da 8 mila euro preferisce un buon prodotto sartoriale biellese da 3 mila. E siamo partiti con l’idea di un total look uomo, perché è ancora l’uomo che in Cina spende di più, ispirandolo alle nostre tradizioni produttive, lavorando molto sull’educazione del consumatore per fargli capire che cosa c’è dietro un buon tessuto, una buona confezione italiana. Ecco spiegata – sottolinea ancora Olmi – la ragione di quelle riprese che arriveranno a milioni di consumatori attraverso riviste on line e video diffusi sui maggiori canali televisivi: mostrare l’heritage, l’eredità di antichi saperi che c’è in un prodotto fatto in Italia, che si tratti di un tessuto a maglia o del trattamento della pelle di una borsa e della confezione di una scarpa fatta a mano. E con i loro sistemi di diffusione che ricalcano i nostri whatsapp e facebook si può star certi che la comunicazione arriva a milioni di persone».

    Con dodici negozi fisici e soprattutto vendite online basate su 15 piattaforme di e-commerce coordinate da uno staff di 80 persone e che includono la famosa Alibaba (“I Cinesi comprano tutto con l’e-commerce: di recente, perfino un elicottero e due Maserati”, commenta Olmi) By Creations ha dato a un’ottantina di fornitori italiani individuati per Weg da Lorenzo Scaramalli, coordinatore delle attività di scouting basato a Hong Kong, un insperato, nuovo sbocco produttivo. Presidiando e diffondendo non tanto un singolo prodotto, ma la cultura che ci sta dietro e il lifestyle italiano, By Creations made in Italy è diventata così appetibile anche per operazioni di co-branding chieste da numerosi marchi italiani del calzaturiero, della pelletteria e dell’abbigliamento come Corneliani, Pollini, Ernini, Chiarugi, Baldinini, Moreschi, Keaton… «By creations fa da ponte tra l’autentico made in Italy e i consumatori cinesi delle fasce emergenti. E di un’insegna che si configura quasi come un franchising – precisa Olmi –, è facile prevedere che in futuro possano giovarsi anche il food, il vino, le automobili d’epoca, l’arredo e tutto quello che parla di Italia a un popolo che ne è affascinato. Intanto – conclude – spero proprio che questo ponte che abbiamo costruito possa fare bene a Carpi». (florio magnanini )

     VOCE, 20 ottobre 2016